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CONSULTAZIONE PUBBLICA AGGIORNAMENTO PIANO TRIENNALE PREVENZIONE CORRUZIONE E TRASPARENZA 2017-2019

pubblicato 02 gen 2017, 03:16 da Vittorio Mangiacavallo   [ aggiornato in data 02 gen 2017, 03:20 ]

In attuazione alla legge 190/2012, e in adempimento al Piano Nazione Anticorruzione 2016, deliberato dall’ANAC in data 03.08.2016, l'IZS SICILIA dovrà approvare entro il 31 gennaio 2017 il proprio Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e Trasparenza 2017-2019.

Per attuare un'autentica condivisione è necessario raccogliere i contributi di tutti, cittadini, associazioni, organizzazioni, imprese ed enti. A tal proposito basta inviare una semplice e-mail per aiutarci a capire come migliorare e rendere più efficace l'azione di prevenzione dei fenomeni corruttivi.

Partecipa entro il 10 gennaio 2017! Invia osservazioni e proposte compilando il modulo allegato.

“Giornata della Trasparenza”

pubblicato 20 dic 2016, 02:40 da Giusy Alimena

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia organizza la “Giornata della Trasparenza”, iniziativa tesa a favorire lo sviluppo e la condivisione di una cultura orientata all'accessibilità, all'integrità ed alla legalità. 

La giornata sulla Trasparenza è un’opportunità di coinvolgimento degli stakeholder per la promozione e la valorizzazione della trasparenza intesa come accessibilità totale alle informazioni sull'organizzazione e l’attività istituzionale dell’IZS Sicilia.

L'incontro, si svolgerà domani 21 dicembre alle ore 15.30, presso l’Aula Magna dell’IZS Sicilia, via Gino Marinuzzi 3 - Palermo.

Nuova App "Pesce Sicuro Anisakis Crena" per Iphone

pubblicato 17 nov 2016, 03:46 da Maurizio Cardella

 L'applicazione "Pesce Sicuro Anisakis Crena" è disponibile sull'appstore di apple per Iphone. Il serivizio è usufruibile a partire da oggi

Avviso agli utenti

pubblicato 10 ago 2016, 01:18 da Maurizio Cardella   [ aggiornato il 24 ott 2016, 10:37 da Pietro La Placa ]

Si comunica che il servizio di ricezione pagamento di prestazioni specialistiche e vaccini, dal 16 Agosto 2016 al 26 Agosto 2016, effettuerà i seguenti orari:
Apertura 09:00
Chiusura 13:30

Agropoli-Palermo-Tunisi in kayak, un viaggio per la pace Fa tappa all’Istituto Zooprofilattico l’associazione “Il mare che unisce” Bove e Caracappa: “Investire in Medioriente nel settore agroalimentare per portare sviluppo”

pubblicato 13 lug 2016, 01:51 da Direzione Generale   [ aggiornato in data 13 lug 2016, 01:52 ]

Migliorare la sicurezza alimentare e incentivare la dieta mediterranea nei Paesi mediorientali possono aiutare a costruire una pace sostenibile e scongiurare altri conflitti. Con questo messaggio veterinari, ricercatori e volontari dell’associazione “Il mare che unisce”, ognuno a bordo del proprio kayak, hanno fatto tappa a Palermo per raggiungere la riva di Tunisi. Un viaggio della speranza “a ritroso”, con 569 miglia da percorrere in venti giorni fino all’antica Cartagine. Partito da Agropoli il 25 giugno, il gruppo di kayakers è stato ospite dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, durante il convegno “La resilienza nel settore agricolo-zootecnico e ittico, come strategia cruciale per la costruzione della pace”. Un viaggio simbolico, quello dell’associazione, che ripercorre in senso inverso le rotte di sbarco dei migranti. “Il nostro obiettivo è rafforzare il dialogo interculturale e interreligioso tra realtà diverse, a partire da un elemento che unisce tutti: la dieta mediterranea, uno stile di vita sano ed equilibrato, che si fonda sul rispetto reciproco delle diversità – ha spiegato Raffaele Bove, veterinario e presidente dell’associazione –. Per questo motivo, vogliamo sostenere l'ingresso della Tunisia nei Paesi “Patrimonio Unesco della Dieta mediterranea” e potenziare, nei luoghi di origine dei profughi, i settori dell’agro-alimentare e della pesca”. Dal 2010, infatti, l’Unesco ha incluso la Dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale dell’Umanità. Un riconoscimento per sottolineare il valore culturale e sociale dell’arte culinaria del Mare Nostrum. Al centro del convegno il concetto di “resilienza”, la capacità, cioè, di rispondere a shock ed eventi traumatici: in questo contesto, per far fronte al drammatico esodo dei migranti, costretti a scappare da guerre, povertà e fame, l’agricoltura, l’allevamento e la pesca vengono considerati come condizioni per la resilienza di questi popoli. Il direttore sanitario dello Zooprofilattico, Santo Caracappa, riprendendo le parole del direttore generale della Fao, Graziano Da Silva, ha sostenuto che “sviluppo rurale e sicurezza alimentare sono centrali nella risposta globale alla crisi dei rifugiati – ha detto durante il convegno -. La guerra causa la fame e la fame uccide e spinge le persone ad abbandonare le proprie case. Per fronteggiare e mitigare il dramma delle ondate migratorie, dobbiamo sostenere l’agricoltura, l’allevamento e la pesca nel Medioriente”. L’associazione, nel giardino dell’Istituto, ha messo in mostra una canoa che regalerà al governo tunisino, arrivati a destinazione. “Il nostro progetto – ha aggiunto Bove – è nato la scorsa estate dal desiderio di associare la passione per l’acqua alla necessità dei popoli del Mediterraneo di ricevere aiuto”. La traversata produrrà documentari e concrete azioni di sostegno ai migranti, oltre a un documentario sulla fauna marina, con protagonista la tartaruga Caretta caretta, rappresentata dalla simpatica mascotte del gruppo di nome Medy, che è stata liberata a Sant’Erasmo. Totalmente autofinanziato, il progetto ha lanciato una campagna on-line di ricerca fondi.

Miele e parassiti, le aziende apistiche siciliane sono al sicuro Dopo due anni dall’allarme, nell’Isola non ci sono focolai dell’insetto killer Aethina tumida

pubblicato 11 mag 2016, 03:43 da Direzione Generale

PALERMO. Possono tirare un sospiro di sollievo gli apicoltori siciliani a due anni dall’arrivo di Aethina tumida, un coleottero killer che, rendendo invendibile il miele, nel 2014 fece tremare gli apicoltori del Siracusano. In Sicilia, oggi non ci sono focolai, ma l’attenzione deve essere mantenuta sempre alta, perché si tratta di un micidiale insetto in grado di provocare notevoli danni agli alveari. L’importanza delle api, indispensabili per l’impollinazione dei fiori di molte piante da frutto, è stata al centro di un convegno a Palermo, organizzato dall’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, che da anni, ormai, è specializzato, nell’ambito della biologia molecolare, nell’analisi dei campioni di miele, nell’esame del Dna dei vari tipi di api e nella tutela dell’Ape nera sicula. Inutile dire che le api interessano tutti, sono fondamentali per l’equilibrio ecologico (per l’impollinazione e quindi per frutta, verdura e per l’erba medica di cui si nutrono gli allevamenti di bestiame). Se vanno in crisi, sarebbe un disastro per l’agricoltura. Due anni fa, il terribile parassita di origine africana, Aethina tumida, arrivò a Melilli, dove venne registrato il secondo focolaio presente in Italia, dopo il caso della Calabria. Le due regioni furono considerate “zone rosse”: molti alveari furono bruciati, sigillati, accatastati e bruciati. I terreni furono arati e cosparsi di pesticidi anti-larvali. Il coleottero, infatti, si nutre di polline e miele, lo fa fermentare e lo rende invendibile: entra nell’arnia, depone le uova e dopo pochi giorni nascono le larve che escono e cadono nel terreno per trasformarsi in insetti adulti. Gli insetti colonizzano molti apiari e si spostano volando anche a 15-20 chilometri di distanza, attirati dall’odore delle arnie. Nascosto nei dolci o usato per dolcificare, le proprietà del miele sono risapute. Oltre a quelle antisettiche, alcuni elementi dell’alimento, come i polifenoli, hanno una diretta azione antiinfiammatoria. Ci sono poi le proprietà lenitive e sedative, in particolare contro la tosse e le infezioni respiratorie nei bambini. Il killer delle api in Sicilia è tenuto sotto controllo, ma la Comunità europea ha prorogato fino al 2017 il divieto di esportare apiari al di là dello Stretto, per evitare ancora il rischio di contaminazione. Nel frattempo, gli apicoltori hanno imparato ad adottare sistemi e tecniche efficaci contro lo spopolamento degli alveari. Per questo motivo, l’Istituto Zooprofilattico ha creato un servizio a sportello, in grado di fornire assistenza tecnico-scientifica agli apicoltori, che dagli anni ’80 a oggi, dall’ingresso dell’apicoltura razionale, hanno dovuto imparare da soli, spesso senza supporto scientifico. “Il nuovo ufficio assisterà gli apicoltori per il monitoraggio e il controllo dell’infestazione da varroa, coordinerà i diversi servizi già oggi operativi e sarà in grado di diagnosticare e gestire le principali patologie - ha spiegato Stefano Reale, dirigente biologo dello Zooprofilattico di Palermo –. Da anni, il laboratorio Tecnologie diagnostiche Innovative si occupa della caratterizzazione genetica delle famiglie, di scoprire, cioè, il genoma delle api. Con il progetto Apeslow, abbiamo ampliato e incentivato gli allevamenti  delle api nere sicule e creato un apiario sperimentale per lo studio delle patologie, della genetica e della fisiologia delle api”. Inoltre, per far fronte alle importazioni di miele dall’estero, Salvatore Seminara commissario straordinario dello Zooprofilattico della Sicilia, raccomanda di “controllare sempre l’etichettatura e verificare l'indicazione dell'origine. La parola "Italia" deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale. Invece, nel caso in cui il miele provenga da più paesi dell'Unione Europea, l'etichetta deve riportare l'indicazione "miscela di mieli originari della CE". Se proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta "miscela di mieli non originari della CE". Al convegno erano presenti, tra gli altri, Franco Mutinelli, veterinario, rappresentante del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Giovanni Formato, veterinario, dell’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana, Antonino Virga, dirigente dell’assessorato regionale alla Salute.

È stato istituito dal ministero della Salute Recupero delle tartarughe marine, il Centro regionale diventa di referenza nazionale Per l’occasione, oggi è stata liberata in mare una Caretta caretta, dotata di un localizzatore Gps

pubblicato 11 mag 2016, 03:40 da Direzione Generale

Palermo. Raggiunge un importante traguardo l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. Il Centro regionale di monitoraggio e recupero di tartarughe e cetacei diventa Centro di referenza nazionale. Con decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il Centro è stato istituito dal ministero della Salute, a seguito dell’istanza presentata dall’ente di via Marinuzzi nel dicembre scorso, “considerata l’esperienza acquisita negli anni”. Un passaggio significativo di competenze che l’Istituto ha voluto sottolineare liberando in mare, oggi pomeriggio, nella caletta di sant’Erasmo al Foro Italico, una tartaruga della specie Caretta caretta - chiamata Lilo, dal nome di un personaggio di Walt Disney - dotata, per la prima volta in Sicilia, di un localizzatore satellitare. Un sofisticatissimo meccanismo tecnologico prodotto negli Stati Uniti, che permetterà, per un anno e mezzo, ai biologi marini di conoscere gli spostamenti delle Carette carette, studiarne i flussi migratori, capire quali sono le temperature ideali per la loro sopravvivenza e le rotte che preferiscono. Insomma, gli studiosi saranno in grado di scoprire i segreti di questi meravigliosi esemplari marini. Il Centro di monitoraggio dello Zooprofilattico, nato nel 2013, è un grande osservatorio di tutte le coste siciliane, che tiene sotto controllo la situazione epidemiologica relativa agli spiaggiamenti. Quando le tartarughe recuperate sono ancora vive, contattato dalle varie Capitanerie di porto, interviene per ripristinare le loro funzioni organiche. Nel decreto si legge che la creazione di un Centro di referenza nazionale deriva dalla "necessità di monitorare lo stato sanitario delle tartarughe marine, non solo per contribuire alla salvaguardia e alla tutela di una specie protetta, ma soprattutto per le problematiche che ne derivano in ambito sanitario, sia dal punto di vista microbiologico che parassitologico, al fine del controllo della diffusione delle malattie infettive e diffusive". Soddisfatto il direttore sanitario dell’Istituto, Santo Caracappa: “Il primo passo che faremo sarà quello di metterci in contatto con i referenti dei singoli Istituti Zooprofilattici d’Italia e le associazioni di settore per coordinarne le attività – ha spiegato -. Inoltre, forniremo assistenza tecnico-scientifica al ministero della Salute per l'elaborazione di piani di controllo e sorveglianza e cureremo l’organizzazione di corsi di formazione per il personale del servizio sanitario nazionale”. “Oggi, per la salvaguardia della salute, è determinante studiare il rapporto tra uomo, animali e alimentazione – ha detto il commissario straordinario dello Zooprofilattico, Salvatore Seminara -. E’ necessario, infatti, parlare ormai di una sola medicina e di una sola prevenzione (One health), alla quale tutti noi, ognuno per il suo ruolo istituzionale, dobbiamo mirare nelle attività di ricerca. Invitiamo i pescatori a continuare a contattarci quando trovano tartarughe in difficoltà, senza temere di avere problemi burocratici di alcun tipo”. Le tartarughe marine sono specie minacciate, a rischio di estinzione e per questo motivo alcune, come la Caretta caretta, sono inserite nella lista rossa della Iucn (International Union for Conservation of Nature), organismo internazionale che supervisiona gli esemplari protetti. “Assistere alla liberazione di questa tartaruga è un momento particolarmente emozionante – ha commentato il Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari –. Riconoscere il Centro regionale di monitoraggio delle tartarughe marine come un punto di riferimento scientifico a livello nazionale  è un risultato importantissimo per tutto il nostro territorio e i nostri mari. Sempre più ritengo opportuno rafforzare le collaborazioni per riuscire a fare sistema per dare alle nostre eccellenze il sostegno, il valore e la rilevanza che meritano.” Per il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “L’evento di oggi è una festa che consacra l'importante risultato raggiunto dall'Istituto Zooprofilattico, cui viene riconosciuta a livello nazionale la grande competenza e professionalità acquisita negli anni. Che la liberazione sia avvenuta dal porticciolo di Sant'Erasmo è la conferma della vocazione di questa importante struttura al cui recupero stiamo lavorando e di come Palermo deve saper riscoprire, anche grazie alle eccellenze che vi operano nel campo della ricerca e della conservazione, il suo rapporto positivo con il mare e la costa”. L’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, ha inviato un messaggio: “Grazie all straordinario lavoro dell’Istituto Zooprofilattico, il Centro regionale di monitoraggio delle tartarughe marine è diventato un punto di riferimento scientifico  di rilevanza nazionale.  Si tratta di un grande risultato che ci riempie di orgoglio. La Sicilia è migliore di come la raccontiamo, sono questi gli esempi positivi che dobbiamo valorizzare.” Era presente anche il presidente della commissione Ambiente al Senato, Giuseppe Marinello.

Bluetongue, la malattia della “lingua blu” che colpisce bovini, ovini e caprini A marzo, segnalata la presenza del virus a Catania, Enna, Messina e Siracusa L’Istituto Zooprofilattico: “Nessun allarme, ma mantenere alta l’attenzione”

pubblicato 11 mag 2016, 03:31 da Direzione Generale   [ aggiornato in data 11 mag 2016, 03:32 ]

Palermo - Risalgono a un mese fa gli ultimi casi di Bluetongue in Sicilia, un pericoloso virus che colpisce bovini, ovini e caprini, attraverso punture di insetti. Una malattia che può compromettere la vendita degli animali, provocandone il blocco delle movimentazioni e creando un serio impatto socio-economico per gli allevatori. Gli ultimi focolai sono stati scoperti a marzo nelle province di Catania, Enna, Messina e Siracusa. Ma “non c’è nessun allarme per gli allevatori siciliani, anche se l’attenzione deve essere mantenuta sempre alta – spiega Annalisa Guercio, direttore dell’area Diagnostica virologica dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, che stamattina ha tenuto un convegno a Palermo - . La situazione è sotto controllo, grazie un efficace sistema di sorveglianza messo in atto dal ministero della Salute fin dal 2001”. Comparsa per la prima volta in Sardegna nel settembre del 2000, la Blue Tongue, conosciuta come virus della “lingua blu”, dal colore della lingua assunto dagli animali colpiti, arriva in Sicilia un mese dopo, a ottobre. Da quel momento in Italia scatta l’allarme e il ministero della Salute introduce per la prima volta, nel 2001, un potente sistema di sorveglianza sierologica: l’intero territorio nazionale viene suddiviso in “celle”, di 20 chilometri per lato, contenente ognuna 58 animali “sentinella”, ovvero animali non vaccinati che vengono controllati mensilmente per verificare l'eventuale circolazione virale, allo scopo di evitare la diffusione dei focolai ed estinguere il virus nel minor tempo possibile. Il virus penetra nei ruminanti mediante la puntura di un insetto vettore, si moltiplica nei linfonodi regionali e si diffonde in tutto l’organismo. Dopo la replicazione iniziale nei tessuti linfoidi e negli endoteli, inizia la viremia che raggiunge il picco 7-8 giorni dopo l’infezione. Il virus della BT è trasmesso da insetti appartenenti al genere Culicoides. In Sicilia, negli ultimi 15 anni c’è stato un andamento altalenante della malattia. Dal 2004 al 2015 sono stati esaminati più di 226 mila campioni di siero prelevati dai bovini sentinella, di cui quasi tremila sono risultati positivi. I casi più recenti, con la presenza dei sierotipi 1 e 4, si sono verificati a marzo di quest’anno nelle province di Catania, Enna, Messina e Siracusa. Cifre che non devono fare allarmare gli allevatori, perché non ci sono notizie di animali morti, ma che dimostrano come il virus continui a circolare. “Il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico nella prevenzione e nel monitoraggio della malattia è fondamentale, perché, attraverso nel nostro laboratorio, analizziamo i campioni provenienti da tutti gli allevamenti siciliani, che poi inviamo al centro di referenza nazionale – spiega  Giuseppa Purpari, responsabile del laboratorio di analisi -. Anche la Sicilia è stata divisa in celle e grazie a questo metodo siamo in grado di rilevare, nel periodo compreso tra due controlli successivi, la diffusione del virus, riuscendo a raggiungere il 95 per cento di probabilità di scoprire la presenza di animali infetti”. Il commissario straordinario dell’Istituto, Salvatore Seminara, tranquillizza le aziende zootecniche: “La posizione geografica dell’Italia al centro del bacino del Mediterraneo, offre senz’altro condizioni climatiche tali da consentire la moltiplicazione e lo sviluppo dei vettori. In Sicilia, i campioni che sono risultati positivi a marzo non devono far preoccupare – spiega -. Se la situazione rimane così verrà confermata la fiera nazionale dei bovini che si terrà il 29 aprile a Modica, un importante appuntamento in cui verranno esposte le migliori razze di bovini in circolazione”.

Solfiti aggiunti alla carne, duecento denunce in sei anni Picco di frodi a tavola nel 2011 e nel 2015 Sono i dati emersi dai controlli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia

pubblicato 11 mag 2016, 03:25 da Direzione Generale   [ aggiornato in data 11 mag 2016, 03:27 ]

PALERMO. Solfiti aggiunti alla carne per alterarne artificialmente il colore, mascherando così il normale processo di putrefazione. In questo settore, c’è stato un picco di frodi nel 2011 e nel 2015, con percentuali vicine al 10 per cento. Duecento in sei anni (2010-2015) i campioni risultati positivi alla presenza di queste sostanze. Analisi da cui sono scattate altrettante denunce in procura. Sono numeri importanti quelli emersi, durante un forum tenuto nella redazione dell’agenzia stampa di Italpress, in seguito ai controlli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, che, ogni giorno, per conto di Nas, Asp e veterinari, analizza centinaia di campioni per cercare residui di farmaci, sostanze anabolizzanti e contaminanti ambientali negli alimenti e nei mangimi a uso zootecnico. Nel 2010, su un totale di 442 campioni di carne, 20 sono risultati positivi alla presenza di solfiti (4,5%). Nel 2011, partendo da una cifra simile a quella dell’anno precedente di campioni analizzati (447), i positivi raddoppiano (41), raggiungendo il 9,2 per cento. Nel 2012, a fronte di un aumento dei campioni esaminati, i casi di frode diminuiscono: su 721 solo 32 (4,4%) risultano positivi. L’anno successivo, i tentativi di taroccamento toccano il livello più basso: su 729 campioni, solo 17 sono positivi (2,3%). Nel 2014, c’è un leggero aumento: su 687, 19 sono positivi (2,8%). Numeri record l’anno successivo, nel 2015, in coincidenza con il maxi sequestro di carne a Palermo, Trapani e Agrigento, quando furono scoperte quattro tonnellate di carni avariate, denunciati 23 macellai e titolari di un deposito. In tutta la regione, su 786 campioni, ben 72 risultarono positivi, raggiungendo di nuovo il picco del 2011 (9,2%). I solfiti sono sostanze ad azione antimicrobica e antiossidante. Inclusi nella lista degli allergeni, devono essere obbligatoriamente indicati sull'etichetta di qualsiasi alimento contenenti concentrazioni superiori a 10 milligrammi per chilo. L'uso dei solfiti è assolutamente vietato sulle carni fresche, ma è consentito, per la loro elevata attività antibatterica, nei crostacei, nei molluschi e nel vino, fino a un massimo di 200 milligrammi per chilo. BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) Via S. Andrea, 96 tel. 090 9701951 fax 090 9791009 - CALTANISSETTA C.da Calderaro c/o Frigomacello A.S.I. tel. 0934 564021 fax 0934 565458 - CATANIA Via Passo Gravina, 195 tel. 095 338585 fax 095 335281 - RAGUSA Piazzale Dott. Giovanni Nifosì S.P. 10 Km 1.3 tel. 0932 605611 fax 0932 605619 Il loro impiego è diffuso soprattutto per il mantenimento delle proprietà estetiche del prodotto alimentare, divenendo una forma di frode ormai comune nel settore produttivo delle carni; i solfiti, infatti, migliorano l'aspetto dell’alimento, mantenendo più a lungo il colore originario e rendendolo più invitante agli occhi del consumatore. Nelle carni, ad esempio, questi composti impediscono il processo di ossidazione, che le fa diventare nere, mantenendo lo stato di integrità chimico-fisica del prodotto. Ciò si verifica sia a temperatura ambiente che in frigorifero. I solfiti presentano svariati effetti dannosi sulla salute, non solo perché causano il depauperamento del cibo da un punto di vista nutrizionale, distruggendo alcune vitamine, come la vitamina B1, B12 e la tiamina, ma soprattutto perché presentano effetti citotossici e allergologici (dermatiti, orticaria, ipotensione, dolori addominali e diarrea, oltre a pericolose reazioni anafilattiche). Il commissario straordinario Salvatore Seminara consiglia “ai consumatori di controllare che la carne, che si compra al mattino, a fine giornata non sia ancora di un colore rosso vivo, perché per un normale processo di decomposizione la carne deve tendere al nero. Inoltre, soprattutto per il tritato evitare di prendere quello confezionato, ma chiedere un prodotto fresco. Infine, alle persone allergiche ai solfiti, che non possono bere vino e mangiare crostacei, consigliamo, nel mangiare la carne, di tenere presente che può contenere solfiti e, quindi, provocare reazioni anafilattiche”.

Al Sud più obesi e diabetici. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale: “Controlliamo tutta la filiera alimentare”

pubblicato 11 mag 2016, 03:15 da Direzione Generale

PALERMO – Italiani sempre più in sovrappeso, soprattutto al Sud. L’obesità nelle regioni meridionali ha un tasso molto più elevato (28,7%) rispetto a quelle del nord (19,3%). Non solo: la Sicilia è dopo la Campania la regione in cui c’è il più alto tasso di mortalità per malattie cardiovascolari. Ad accendere i riflettori è stato un convegno organizzato dal distretto del Rotary 2110 Sicilia-Malta, dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia e dall’Ordine dei medici di Palermo, che hanno presentato un progetto per diffondere la cultura della dieta mediterranea, una delle più salutari al mondo, per prevenire le malattie cardiovascolari, neoplastiche e quelle trasmesse con gli alimenti e sostenute da microrganismi patogeni. A livello nazionale i dati sono allarmanti: gli obesi in età adulta sono pari al 10% della popolazione, oltre 5 milioni di persone. Ma i chili di troppo non si limitano a nuocere chi li ha. Danneggiano tutta la società. L'obesità, infatti, costa agli italiani circa 8 miliardi, tra spese a carico del Servizio sanitario nazionale e perdita di produttività. E le previsioni da qui al 2025 non sono entusiasmanti. Ciò che più preoccupa è che si tratta di un dato in crescita, con una previsione di obesi nel 2025 pari al 43%. A tali cifre si aggiunge anche l’aumento dei malati di diabete, destinati a passare dagli attuali 3 ai 5 milioni, con la conseguenza che lo Stato avrà difficoltà a sostenere costi così alti. Per questi motivi, partirà adesso una campagna di sensibilizzazione, che prevede la l’affissione di poster e banner negli studi di medicina generale, farmacie, stazioni ferroviarie e aeroporti, per promuovere il consumo di frutta, verdura e pesce. Fondamentale sarà il ruolo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, tra le cui finalità c’è anche quella di controllare tutte le fasi della filiera agro-alimentare, dalla produzione nelle aziende fino alla tavola (from farm to table). “I nostri laboratori sono impegnati ogni giorno nelle analisi di centinaia di campioni, per eliminare negli alimenti i contaminanti di origine chimica, biologica e fisica, al fine di combattere tutte quelle malattie provocate da microrganismi patogeni, come il botulismo, la listeriosi, la tubercolosi o l’intossicazione stafilococcica”, ha spiegato Santo Caracappa, direttore sanitario dello Zooprofilattico. “Si tratta di un progetto in linea con le direttive europee e nazionali - ha detto Giuseppe Disclafani, delegato area Prevenzione e cura delle malattie del distretto Rotary Sicilia-Malta -. La dieta mediterranea è anche oggetto di un decreto legge, tutt’ora in discussione in Parlamento”. “Con questo progetto i medici vogliono dare un contributo fattivo alla cultura della dieta mediterranea come possibile cura preventiva. Il progetto permetterà un’informazione capillare ai cittadini”, ha detto Toti Amato presidente dell’Ordine dei medici di Palermo. Una campagna che vede coinvolti anche l’assessorato regionale alla Salute, la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), la Società italiana di medicina generale (Simg) e l’Agenzia per la promozione della dieta mediterranea (Adimed).

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