| Storia vaccini |
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x![]() Nella prima metà del XX secolo con una evoluzione della zootecnia isolana verso produzioni piu’ redditizie, con lo sviluppo di tipologie di conduzione più razionali e di standard igienici piu’ elevati, con l’incremento degli allevamenti e l’aumento degli scambi commerciali, si cominciò a considerare l’importanza del controllo delle malattie infettive del bestiame che minacciavano seriamente lo sviluppo del patrimonio zootecnico. L’evoluzione agricolo-zootecnica, che mirava ad ottenere il massimo rendimento produttivo da parte degli animali allevati, comportò un cambiamento in quella che fino ad allora era stata l’attività del veterinario pratico. Si verificò, infatti, un passaggio dalla clinica del singolo individuo alla cura delle patologie di allevamento, gran parte delle quali di natura infettiva e nei confronti delle quali era necessario poter disporre di laboratori per una diagnosi di conferma sicura e tempestiva ed idonei strumenti di controllo, quali i vaccini. In quegli anni su iniziativa di privati, sorsero i primi Istituti Zooprofilattici, che iniziarono la loro attività quasi prevalentemente quali centri di produzione e vendita di sieri e vaccini (Istituti siero vaccinogeni) promuovendo tuttavia lo studio e la ricerca applicata nel campo delle malattie infettive degli animali domestici. In Sicilia la creazione di un Istituto Zooprofilattico Sperimentale con sede Palermo risale al 1920 per volontà della Società degli Allevatori Siciliani e della Direzione Generale della Sanità Pubblica . L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, inizialmente denominato Stazione Zooprofilattica Sperimentale della Sicilia, venne inaugurato nel 1930 e fin dalla sua nascita ha rappresentato un importante punto di riferimento per il settore zootecnico di tutta la regione nell’eradicazione e profilassi delle malattie del bestiame. L’introduzione dei vaccini, e tra questi anche quelli denominati “stabulogeni”, nella pratica veterinaria si deve a due autorevoli scienziati dell’epoca, il Prof. Adelmo Mirri (fondatore e Direttore dell’Istituto) ed il prof. Pietro Stazzi, che svilupparono ed innovarono le produzioni vaccinali disponibili per la Zootecnia, mettendo a punto nuovi prodotti, come l’autolattovaccino contro l’Agalassia contagiosa, l’Antiaborto fenicato per controllare gli aborti dei ruminanti, il vaccino contro l’Afta epizootica (per la prima volta ottenuto da colture cellulari), contro il Carbonchio ematico, contro patologie legate a germi anaerobi (Carbonchio sintomatico, Gangrene gassose dei ruminanti) il vaccino antirabbico, il siero antitetanico, e molti altri. In quegli anni, grazie al Laboratorio Vaccini, l’IZS della Sicilia raggiungeva l’apice del successo ed il suo massimo consenso internazionale, con la commessa richiesta da parte del Governo Americano della produzione di oltre sei milioni di dosi di vaccino antivaioloso ad uso umano. Il suo fondatore e primo Direttore, il Prof. Adelmo Mirri, si distinse per il grande impegno che dedicò all’attività diagnostica, alla profilassi e all’assistenza zooiatrica. Durante la sua direzione, l’istituto diede un forte impulso alle campagne di vaccinazione e profilassi nei confronti del carbonchio ematico e della brucellosi, mediante la produzione di un vaccino specifico anticarbonchioso e della brucellina “Mirri”, antigene che fu efficacemente impiegato per anni per la diagnostica della malattia in tutto il territorio nazionale. Nel periodo bellico la fama dell’Istituto nel campo della produzione vaccinale valica va i confini regionali, e in seguito ad emergenze epidemiche legate alla comparsa in Italia del vaiolo, l’Istituto venne incaricato di produrre vaccino antivaioloso ad uso umano, distribuendo oltre 18 milioni di dosi di vaccino vivo destinato alla popolazione dell’Italia meridionale. ![]() La Commissione per la vaccinazione anticarbonchiosa.
Originariamente l’Istituto era costituito da dieci fabbricati, dei quali tre, riservati ai laboratori, uffici ed alloggi del personale, sei adibiti al ricovero degli animali e l’ultimo destinato alla concimaia e al serbatoio di riserva idrica. Nell’edificio centrale erano situati il laboratorio di ricerche di sierologia, istologia, e chimica, due laboratori di batteriologia ed un laboratorio in cui, in locali diversi, si procedeva alla produzione, infialettamento, confezionamento e spedizione dei vaccini e prodotti immunizzanti. Nello stesso edificio era presente un locale adibito alla preparazione dei terreni colturali ed alla pulitura e sterilizzazione della vetreria ed una saletta farmacia dove erano collocate le bilance. Un altro padiglione ospitava una grande sala per i salassi, con l’attiguo laboratorio destinato alla lavorazione del sangue, una sala necroscopie ed un locale, completamente indipendente, per la sterilizzazione del materiale patologico. Esistevano poi due reparti destinati al ricovero degli animali e di questi il primo, attiguo alla sala dei salassi, per gli animali sani sieroproduttori ed il secondo, adiacente alla sala necroscopie, per gli animali infetti e sotto osservazione. Negli anni le attività dell’istituto si sono progressivamente adattate alle esigenze del territorio; se in un primo momento, infatti, le risorse erano maggiormente impiegate nella produzione di sieri e vaccini, con il mutamento delle condizioni socio economiche e degli standard igienici dei prodotti, l’Istituto progressivamente ampliava i servizi diagnostici (microbiologici e chimici) per rappresentare negli anni ‘70 il laboratorio di referenza per la salute pubblica nell’ambito delle produzioni animali. Nonostante il sempre maggior sviluppo nel campo delle produzioni alimentari e nella diagnostica, l’Istituto manteneva costante il suo impegno nelle produzioni vaccinali continuando ad allestire vaccini batterici denominati “stabulogeni” per la tipologia normativa e “logistica” “di azienda” del loro impiego nei confronti di alcune delle piu’ insidiose problematiche igienico sanitarie degli allevamenti siciliani. |







